Legge sulla rigenerazione urbana nel Lazio

La legge è entrata in vigore il 19/07/2017, assorbe e supera alcune disposizione del Piano Casa emanato nel 2009. Gli enti competenti dovranno certamente pubblicare nelle prosime settimane circolari e metodi di applicazione della norma. Vediamo, per ora, gli articoli 5 e 6 della legge che sono quelli che permettono l'ampliamento degli edifici.

PDF Scarica la Legge in PDF: Legge regionale 7/2017 del Lazio sulla rigenerazione urbana e la 1° circolare interpretativa

 

Attenzione: in questo articolo cercherò di approfondire le disposizioni della norma ma non sono responsabile per interpretazioni e per applicazioni non corrette della stessa. Sono gradite osservazioni nella sezione "domande" in fondo alla pagina.

Art. 5 - Interventi per il miglioramento sismico e per l’efficientamento energetico degli edifici

1. Al fine di incentivare gli interventi di miglioramento sismico e di efficientamento energetico degli edifici esistenti i comuni, con deliberazione di consiglio comunale, da approvare mediante le procedure di cui all’articolo 1, comma 3, della l.r. 36/1987, possono prevedere nei propri strumenti urbanistici generali vigenti la possibilità di realizzare interventi di ampliamento del 20 per cento della volumetria o della superficie utile esistente degli edifici a destinazione residenziale, per un incremento massimo di 70 mq di superficie

Non è una norma direttamente applicabile perchè i comuni dovranno inserire all'interno del Piano Regolatore Generale la possibilità di ampliare gli edifici esistenti. L'ampliamento previsto è, come per il precedente "Piano Casa", pari al 20% con un massimo di 70 mq di superficie. Il fine dell'ampliamento è il miglioramento sismico (attenzione, è diverso dall'adeguamento sismico) e l'efficientamento energetico

2. Nel caso in cui gli edifici rispettino quanto previsto dalle norme tecniche per le costruzioni di cui al d.p.r. 380/2001, gli ampliamenti di cui al presente articolo sono consentiti con il solo efficientamento energetico dell’edificio che genera l’ampliamento

Se l'immobile rispetta già la normativa antisismica è sufficiente il solo efficientamento energetico.

3. Gli ampliamenti di cui al comma 1 sono consentiti previa acquisizione di idoneo titolo abilitativo di cui al d.p.r. 380/2001, anche con aumento delle unità immobiliari. Tali interventi si applicano agli edifici legittimi o legittimati per i quali sia stato rilasciato il titolo edilizio in sanatoria, anche se ricadenti nelle zone omogenee E di cui al decreto del Ministero dei lavori pubblici 1444/1968.

Sembrerebbe che l'ampliamento vada autorizzato solamente con "Permesso di Costruire", mentre nel precedente "Piano Casa" era possibile utilizzare la DIA (ora sostituita completamente dalla SCIA). Gli edifici oggetto di ampliamento devono essere legittimi o legittimati, cioè regolarmente realizzati secondo le specifiche autorizzazioni amministrative.

4. Gli ampliamenti di cui al presente articolo si realizzano:

a) in adiacenza o in aderenza rispetto al corpo di fabbrica, anche utilizzando parti esistenti dell’edificio; ove ciò non risulti possibile oppure comprometta l’armonia estetica del fabbricato esistente, può essere autorizzata la costruzione di un corpo edilizio separato;

Questa impostazione è in linea con quanto previsto dal precedente "Piano Casa", cioè l'ampliamento può essere realizzato in adiacenza o in aderenza all'edificio originario

b) nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dalla legislazione vigente ai sensi degli articoli 8 e 9 del decreto del Ministero dei lavori pubblici 1444/1968;

Questi articoli impongono il limite di distanza tra i fabbricati e di altezza degli edifici.

c) nel rispetto di quanto previsto per gli interventi di miglioramento sismico sugli edifici esistenti dalle norme tecniche per le costruzioni di cui al d.p.r. 380/2001.

5. Gli ampliamenti devono essere realizzati nel rispetto di quanto previsto dalla normativa statale e regionale in materia di sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia e, in particolare, dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia) nonché dalla l.r. 6/2008, dai decreti del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 74 e n. 75 e dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2009 (Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici).

La parte di edificio ampliata deve rispettare le normative sul risparmio energetico degli edifici.

6. Gli ampliamenti di cui al presente articolo non si sommano con gli ampliamenti eventualmente consentiti sui medesimi edifici dalla presente legge, nonché con quelli previsti o già realizzati in applicazione di altre norme regionali o degli strumenti urbanistici vigenti

L'ampliamento non può essere applicato per più volte e su edifici che hanno già usufruito del "Piano Casa"

7. Per la realizzazione degli ampliamenti di cui al presente articolo, fatto salvo quanto previsto al comma 4, lettera b), si applicano le disposizioni di cui all’articolo 8.

L'articolo 8 tratta della monetizzazione degli standard urbanistici cioè della possibilità di sostituire il reperimento degli spazi per parcheggi e standard urbanistici (aree per l'istruzione, aree per attrezzature di interesse comune, aree per il verde attrezzato, aree per i parcheggi) con un versamento in denaro.

8. La variante di cui al comma 1, in difformità rispetto alle disposizioni di cui all’articolo 65 della legge regionale 22 dicembre 1999, n. 38 (Norme sul governo del territorio) e successive modifiche, è ammessa anche nel caso in cui i comuni siano dotati di programma di fabbricazione, purché la relativa disciplina sia estesa all’intero territorio comunale.

L'ampliamento può essere applicato anche ai comuni sprovvisti di strumento urbanistico generale e dotati di programma di fabbricazione

9. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano nelle zone individuate come insediamenti urbani storici dal PTPR.

Questa limitazione era prevista anche nel vecchio "Piano Casa", si tratta dell'area campita in rosso nel PTPR, corrispondente ai centri storici: in queste zone non si può applicare l'ampliamento.

10. Nei comuni della Regione individuati dall’Allegato 1 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016), convertito, con modifiche, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 e successive modifiche, gli interventi di ampliamento mediante la realizzazione di un corpo edilizio separato di cui al presente articolo possono essere autorizzati anche in altro lotto nella disponibilità del richiedente purché sito nello stesso territorio comunale su cui insiste l’edificio e non ricadente in zona omogenea E di cui al decreto del Ministero dei lavori pubblici 1444/1968, ad eccezione di quelle in cui sia comprovata l’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16 del d.p.r. 380/2001.

Nei comuni colpiti dal terremoto del 2016, è possibile realizzare, come ampliamento del 20% e fino a 70 mq, un fabbricato separato anche in un altro lotto

Art. 6 (Interventi diretti)

1. Per le finalità di cui all’articolo 1, previa acquisizione di idoneo titolo abilitativo di cui al d.p.r. 380/2001, sono sempre consentiti interventi di ristrutturazione edilizia o interventi di demolizione e ricostruzione con incremento fino a un massimo del 20 per cento della volumetria o della superficie lorda esistente ad eccezione degli edifici produttivi per i quali l’incremento massimo consentito non può superare il 10 per cento della superficie coperta.

Questo comma è particolarmente "misterioso" perchè riprende l'art. 5. Sembrerebbe permettere l'ampliamento del 20% in tutti i casi in cui si perseguono le finalità dell'art. 1 della Legge che oltre a obiettivi generici come il "miglioramento della qualità della vita dei cittadini" (comma 1) è finalizzata a:

  • limitare il consumo di suolo
  • adeguare gli edifici alla normativa antisismica
  • assicurare i più elevati livelli di efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili

2. Nell’ambito degli interventi di cui al comma 1, oltre al mantenimento della destinazione d’uso in essere, sono altresì consentiti i cambi di destinazione d’uso nel rispetto delle destinazioni d’uso previste dagli strumenti urbanistici generali vigenti indipendentemente dalle modalità di attuazione dirette o indirette e da altre prescrizioni previste dagli stessi. Sono, altresì, consentiti i cambi all’interno della stessa categoria funzionale di cui all’articolo 23 ter del d.p.r. 380/2001.

Questo comma facilita i cambi di destinazione d'uso e ne permette l'attuazione anche a quelli con modalità indiretta.

3. In applicazione dell’articolo 28, comma 5, della legge 14 novembre 2016, n. 220 (Disciplina del cinema e dell’audiovisivo), previa acquisizione di idoneo titolo abilitativo di cui al d.p.r. 380/2001, al fine di tutelare la funzione degli immobili già destinati alle attività cinematografiche e a centri culturali polifunzionali, di agevolare le azioni finalizzate alla riattivazione e alla rifunzionalizzazione di sale cinematografiche e centri culturali polifunzionali chiusi o dismessi, di realizzare nuove sale per l’esercizio cinematografico e nuovi centri culturali polifunzionali e i servizi connessi, di realizzare interventi per la ristrutturazione e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale, sono consentiti:

a) interventi di ristrutturazione edilizia o di demolizione e ricostruzione con un incremento della volumetria o della superficie lorda esistente fino a un massimo del 20 per cento degli edifici esistenti;

b) interventi per il recupero di volumi e delle superfici accessorie e pertinenziali degli edifici esistenti.

4. All’interno di teatri, sale cinematografiche e centri culturali polifunzionali esistenti, sono altresì consentiti, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti comunali vigenti o adottati, cambi di destinazione d’uso fino ad un massimo del 30 per cento delle superfici preesistenti per l’apertura di attività commerciali, artigianali ed a servizi. I suddetti interventi determinano automaticamente la modifica della destinazione urbanistica dell’area di sedime e delle aree pertinenziali dell’edificio, nonché delle aree cedute per gli standard urbanistici.

5. Gli interventi di adeguamento delle strutture ricettive all’aria aperta di cui all’articolo 23, comma 1, lettera c), della legge regionale 6 agosto 2007, n. 13, concernente l’organizzazione del sistema turistico laziale, alle prescrizioni di cui al regolamento regionale 24 ottobre 2008, n. 18 (Disciplina delle strutture ricettive all'aria aperta) e successive modifiche, si attuano con modalità diretta, nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo.

6. Le disposizioni di cui al presente articolo non possono riferirsi ad edifici siti nelle zone individuate come insediamenti urbani storici dal PTPR.

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